Seb-1
09/06/2008
Seb-1: il Canyoning
09/06/2008
Seb-1: il Canyoning
Tra le guide alpine che partecipano al progetto Seb-1 (www.seb1.it; tel. 336/4567189) incontriamo Ruggero Andreoli prima della sua partenza per la Spagna.Andreoli è guida alpina dal 1985 e quando gli chiedo l’esperienza più forte che si porta dentro, ricorda ancora con emozione il tentativo di scalata del Cerro Torre in Patagonia.
Per quanto riguarda il presente, invece,La Sierra de Guara “è la destinazione del gruppo che guiderò, ai limiti più meridionale dei Pirenei, e rappresenta il non plus ultra per gli appassionati di Canyoning con 100 Canyon”.
Il Canyoning rientra nelle proposte di una guida alpina al pari di alpinismo, arrampicata sportiva, arrampicata su cascate di ghiaccio, trekking, sci alpinismo, sci fuoripista e perciò è una disciplina sportiva a tutti gli effetti.
Ognuna di queste proposte cela dei pericoli legati al fascino della montagna, che sono tanto più evitabili quanto si riesce a rispettare la natura del luogo che si sta affrontando. “E’ soprattutto per questo”, conferma Andreoli, “che assume un ruolo importantissimo la guida alpina”.
Tra le varie proposte di "avventura", perché ha introdotto proprio questa nel progetto di Seb-1?
Per varie ragioni, ma il motivo principale è rappresentato dal fatto che il Canyoning è un connubio perfetto tra l’acqua, che richiama il lago d’Iseo, e le montagne, sul quale lago esse si specchiano.
In cosa consiste il Canyoning?
Il Canyoning consiste nello scendere torrenti, non troppo grossi, con attrezzatura alpinistica e muta da sub. La discesa, oltre a camminare nell’acqua nei tratti in piano, avviene con tre modalità : con corda doppia, saltando, in base chiaramente al coraggio di chi si butta e alle caratteristiche del fondale (che chiaramente la guida conosce), e infine lasciandosi trasportare dagli scivoli naturali creati dall’acqua, detti toboga.
Immagino che serva una preparazione fisica adeguata.
Assolutamente no, soprattutto per i torrenti più tranquilli.
Ci sono chiaramente vari livelli come per l’arrampicata, ma in generale l’unica richiesta è quella di saper nuotare ed essere portati per l’avventura.
Qual è l’effetto sui gruppi che fino ad ora ha guidato in questi percorsi?
Le risposte sono state per la stragrande maggioranza entusiaste, tranne che per pochi casi di persone non convinte, che sono state trascinate da amici.
Altri hanno iniziato invece dal Canyoning per appassionarsi sempre in modo più completo alla montagna.
Da quante persone sono composti i gruppi del Canyoning?
Da 5/6 persone, anche riunite da me, nei confronti delle quali, oltre ad avere la responsabilità, cerco di trasmettere il mio amore verso quello che sicuramente è anche un lavoro, ma che soprattutto è una ragione di vita.
Quali sono i costi per un’uscita di Canyoning?
Per quanto riguarda il Canyoning il costo è di 60 Euro a persona. La cifra comprende già il noleggio dell’attrezzature (muta da sub da 5 mm col cappuccio, casco, calzari, discensore, longe e imbracatura). 40 Euro se una persona si presenta già con l’attrezzatura.
Quali sono i possibili Canyon da affrontare nelle zone limitrofe al lago d’Iseo?
Innanzi tutto il Canyon deve essere attrezzato.
Cioè?
Il Canyon per essere sceso deve avere dei chiodi per potersi calare.
Le mie proposte sono tre: quello della Valle dell’Inferno (in Valle Camonica) riattrezzato da me, il torrente Guerna che parte dai Colli di San Fermo fino ad Adrara San Rocco per poi buttarsi nel lago all’altezza di Sarnico (il più semplice dei tre) e il torrente Grigna famoso perché le sue acque muovono i magli di Bienno.
Quanto dura la discesa di questi torrenti?
La durata varia dalle 2 alle 4 ore circa, a seconda della difficoltà della discesa e dalla velocità delle persone che l’affrontano, senza contare la preparazione dell’attrezzatura.
Il periodo dell’anno va da Maggio fino ad Ottobre considerando anche le condizioni del torrente, come uno sciatore verifica prima le condizioni della neve.
Nei suoi discorsi Ruggero non ha comunicato un senso di sfida nei confronti della montagna, ma piuttosto lo spirito d’avventura, l’aspetto ludico di questa disciplina, il “farsi un tutt’uno con l’elemento acqua” e con la natura vissuta dentro il torrente.
Nei suoi occhi, accesi dalle sue stesse parole, ho letto lo spirito primordiale che anima questa esperienza e ho capito come sia importante farsi trascinare dalla guida, non soltanto per un fatto di sicurezza, ma anche di osmosi dell’amore che sente per i percorsi che propone.
Infatti, raccontandomi da così vicino la sua passione me la sentivo penetrare dentro, conquistato anch’io dall’acqua, dalle discese, dal contatto con la natura selvaggia dei canyon.
Intervista a cura di Marco Teani
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