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Seb-1
08/07/2008
A lezione di vela sul lago d'Iseo


Ho incontrato Vito Drera per ben due volte: la prima durante l’intervista, prima che lui uscisse sul lago, la seconda qualche giorno più tardi a bordo di un’imbarcazione.

In entrambe i casi Vito si è dimostrato disponibilissimo, ma se durante l’intervista terrestre era dominato dalla voglia di concluderla per poter andare in barca, durante l’uscita comune sul lago avremmo potuto continuare per ore ed ore, dominato da una calma ed una sicurezza per il fatto di essere nel suo habitat naturale. Infatti, su quella barca è riuscito a donare veramente tutto se stesso, con numerose spiegazioni di fronte alla mia inesperienza, racconti ed aneddoti della sua vita legata all’andar per mare e per laghi. Nel frattempo un occhio sempre alle persone che accompagnava ed uno al vento, vero propulsore delle vele, ma soprattutto del suo amore per questo sport.

Anche se a dire il vero la vela per lui non rappresenta solo uno sport ma una vera e propria ragione di vita.

“La passione per l’insegnamento della vela è un riflesso di tutto quello che essa mi ha saputo dare, se tu hai avuto tanto da una cosa in qualche modo tu lo devi ridare. La passione è fondamentale in questo tipo di attività, come nell’alpinismo del resto, anche perché si trasforma in senso di responsabilità verso le persone che porti fuori.

Mentre ho la fortuna di navigare con lui, addirittura mantenendo il timone o eseguendo qualche altra operazione per le virate, condivido lo stretto spazio di guida con altre persone. Subito mi accorgo del fatto che sulla barca si viene a creare un senso di gruppo e un legame molto forte con loro.

"Un aspetto assolutamente importante della vela è relativo alla possibilità di incontrare e conoscere un sacco di gente, con la quale poi si creano legami di varia natura siano essi per una singola cena piuttosto che per un’amicizia più forte. La vela ha questa enorme capacità di generare contatti umani molto forti, selezionando persone che fanno della passione per questo sport e dell’amicizia delle vere ragioni di vita.”Sensibilità, carattere delle persone, capacità di collaborazione…Chiaramente questi aspetti sono tanto più sentiti quanto più è la durata del viaggio sulla barca e a questo discorso Vito lega una delle sue esperienze di attraversata oceanica, durante la quale i turni di guida erano serratissimi, con un dispendio di energie sia fisiche che mentali enorme.

La vela può anche essere vissuta in solitudine se pensiamo ad esempio alle famose traversate di Soldini…

“Sì dipende cosa uno cerca, ma sono certo che Soldini affianca alle sue regate solitarie anche esperienze fatte con compagni di navigazione. Per esempio so per certo che lui ha partecipato sul Garda anche a regate con non vedenti, quindi noterai che la vela offre svariate opportunità legate non solo alle persone con cui si condivide la navigazione ma anche al tipo di ambiente esterno e chiaramente alla tipologia di imbarcazione con la quale si naviga.

A proposito di ambiente esterno, potrebbe sembrare una limitazione molto forte la navigazione sul lago piuttosto che quella in mare aperto…“In effetti sì, soprattutto per uno come me innamorato del mare aperto dove a 360 gradi non si scorge terra ferma, ma dobbiamo tener presente due cose fondamentali. La prima è che il mare aperto richiede giorni e giorni di navigazione e non sempre si può avere a disposizione tutto questo tempo. Il lago, quindi, permette di mantenere questa passione, questo legame con la vela. La seconda è che il lago è una palestra di apprendimento assolutamente importante, grazie alla mutevolezza delle condizioni del vento, che richiedono una forte sensibilità di guida.

Questo ne fa un luogo assolutamente speciale per questo sport, non dimentichiamo che tutti i più grandi velisti vengono dal lago, dove le dinamiche del vento si riescono a capire con più facilità. Sul mare si percorrono miglia e miglia senza cambiare direzione e dal punto di vista tecnico il lago offre molta più dinamicità

Vito lavora come istruttore per una delle scuole più importanti d’Italia, quella di Caprera, ed ha scelto di aiutare a crescere il progetto Seb-1 ( www.seb1.it ) di navigazione sul lago d’Iseo

“perché qui ho trovato un gruppo molto affiatato e perché la proposta mi è stata fatta dall’amico Max Barro”.

Personalmente lo scoglio più grosso nell’apprendimento della vela è quel tempo trascorso a dover imparare la tecnica prima di poter godere del piacere di navigare senza dover prestare troppa concentrazione nei dettagli.
“Il nostro obiettivo” mi assicura Vito “è proprio questo, ovvero far arrivare l’allievo nel minor tempo possibile a saper condurre da solo un’imbarcazione per potergli offrire quegli strumenti che gli diano la possibilità di godere di ciò che la vela offre e quindi navigare rilassandosi.”Il tempo per arrivare a questo punto è soggettivo perché, come mi spiega Vito, qualcuno ha già dentro una certa sensibilità.“Fino a che non si prova non si può saper se si è dotati di questa sensibilità, dal di fuori è difficile capirlo, ‘nessuno nasce imparato’ come si dice. La cosa fondamentale è vedere gli altri all’opera per farsi trasmettere la bellezza di navigare.

Comunque, se questo è di sprono per i principianti, alla scuola di Caprera con impegno si arriva a noleggiarsi la barca ( da 9 a 12 metri) e andar per mare da soli in soli due anni”.

Sul lago d’Iseo il corso è impostato su una barca da 9 metri con l’obiettivo sicuramente importante di Vito di far imparare ai suoi allievi a far andare la barca dritta, pur essendo così grande, regolando solo i pesi e lasciando il timone, senza toccare le vele.“Devi sapere” continua Vito “che il modo migliore per imparare, è navigare con barche che hanno risposte immediate e che quindi non ti perdonano niente a livello di manovre. Solitamente questo apprendimento inizia con delle barche di deriva, molto leggere e comunque con barche sensibili.”

Nel corso della mia prima navigazione sul lago, pur non essendo mai salito prima su una barca a vela posso ‘sentire’ quei concetti per me prima incomprensibili che Vito ha cercato di spiegarmi nel corso dell’intervista. Ghindatura dell’albero, centro velico, centro di deriva, drizze, scotte tutte parole arabe prima per me che invece navigando prendono forma in quanto ci si sente parte integrante della barca, del vento e della navigazione sull’acqua.
La cosa bella è che sembra di apprendere già da subito anche qualche nome, per il fatto di toccare con mano il loro significato, entrando già in uso nel proprio vocabolario senza fatica. L’apprendimento prosegue a mano a mano che si va avanti, che si affrontano virate, è come se ti penetrasse dentro.

La vela è orientata già ai giovanissimi infatti “I bambini possono iniziare ad andare a vela già da 8-9 anni con gli optimist, sui quali si fanno anche dei veri e propri campionati mondiali.” 

Dopo aver navigato per un paio di ore e aver attraccato la nostra imbarcazione da 9 metri, il gommone viene a prelevarci e già mi sento conquistato dalla vela, dalla manualità che serve per afferrare il timone, tirare le corde, ammainare le vele e saper svolgere tutte quelle operazioni che producono dei risultati immediati sulla velocità e sull’andatura della barca.
Per la prima volta in vita mia, anche se ancora con la sensibilità di un neofita, posso dire di aver ‘sentito’ il vento, di aver capito come l’uomo da milioni di anni abbia imparato a sfruttarlo per poter navigare sull’acqua. Di fatto, è un po’ come volare.
Sì.. La sensazione più grande che ho provato è stata proprio quella di poter volare sull’acqua e questo se volete è un po’ come riscoprire questo desiderio innato che abbiamo fin da quando siamo bambini.

Intervista a cura di Marco Teani

 

 

 

 

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09/06/2008 Seb-1: il Canyoning

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